Energia Nucleare in Italia: informazioni generali

Storia dell'energia nucleare in Italia

 

Il nucleare in Italia: è origini

 

Oggi l’Italia non sfrutta il nucleare per la produzione interna di energia elettrica. Tuttavia non è sempre stato così.

L’Italia ha sfruttato l’energia nucleare per 28 anni, dal 1963 al 1990, con quattro centrali nucleari, chiuse per raggiunti limiti di età o a causa del referendum del 1987 sulla possibilità o meno di utilizzare l’energia nucleare, referendum in cui venne abolita la possibilità di utilizzare tale forma di produzione di energia.

Le prime centrali nucleari furono costruite all’inizio degli anni sessanta, facendo un massiccio investimento su questa tipologia di produzione di energia elettrica: l’Italia, nel 1966, appariva come il terzo produttore di energia nucleare al mondo, dopo Stati Uniti d’America e Regno Unito. Non conoscendo all’epoca tutti i vantaggi (e gli svantaggi connessi) di ogni tipologia di centrale nucleare possibilmente costruibile, l’Italia si dotò di centrali nucleari di tre tipologie diverse, tutte più o meno allo stato prototipale.

Fino al 1975, la situazione della produzione energetica nel Paese era abbastanza confusa, dato che non esistevano piani che descrivessero nel dettaglio le esigenze produttive di energia elettrica, e di conseguenza la quantità e tipologia di centrali necessarie. Questa situazione fu risolta nel 1975, attraverso il varo del primo Piano Energetico Nazionale (PEN), il quale tra le altre cose prevedeva un cospicuo sviluppo della componente elettro-nucleare nella produzione di energia elettrica italiana, con l’individuazione di nuovi siti per la costruzione delle nuove centrali programmate e la previsione di utilizzo di una ulteriore componente prototipale di reattori innovativi.

 

utilizzare energia nucleare

 

La svolta e il referendum del 1987

 

Tuttavia la preoccupazione sulla sicurezza degli impianti nucleari divenne preponderante all’inizio degli anni ottanta, a seguito di alcuni incidenti nucleari avvenuti nel mondo e culminati con il tristemente famoso incidente alla centrale nucleare di Černobyl’, nel 1986. Questo fu sostanzialmente la causa scatenante che spinse l’Italia l’anno successivo a indire tre referendum nazionali sulla prospettiva di utilizzare il nucleare come fonte di energia elettrica.

A seguito del referendum, dove l’80% circa dei votanti espresse la sua contrarietà all’utilizzo dell’energia nucleare, tra il 1988 e il 1990 fu posto un termine all’esperienza elettro-nucleare italiana. Attualmente gli impianti nucleari esistenti in Italia sono in fase di smantellamento, e si prevede che questo sarà completo per il 2025.

L’ammanco di produzione elettrica derivato dalla cessazione dell’utilizzo dell’energia nucleare in Italia fu compensando aumentando l’utilizzo di combustibili fossili, quali petrolio e carbone; quest’ultimo, col tempo, è stato progressivamente sempre più sostituito dal gas naturale, attualmente la principale risorsa fossile utilizzata per la produzione di energia elettrica.

 

La legge del 2008 e il referendum del 2011: ritorno al nucleare?

 

Tuttavia nel triennio 2005-2008 si è riaperto il dibattito politico a proposito dell’opportunità o meno di tornare ad utilizzare l’energia nucleare in Italia, soprattutto a seguito dell’impennata dei prezzi del gas naturale nello stesso periodo. É stato riscontrato inoltre che vi sono state importanti pressioni da parte di Francia e Stati Uniti per la vendita e costruzione di reattori nucleari in Italia. A seguito di queste considerazioni, il governo Berlusconi dell’epoca decise di avviare lo sviluppo di un programma nucleare sul territorio.

In risposta a ciò, nel 2010 il partito Italia dei Valori presenta una proposta di referendum mirante ad abrogare la legge del 2008 che stabiliva l’avviamento di un nuovo programma nucleare. Tale referendum ha luogo nel giugno 2011, e i quesiti di approvazione della proposta di abrogazione della legge vengono approvati con un quorum di circa il 54% degli aventi diritto e una maggioranza di oltre il 94%, chiudendo di fatto le prospettive di un nuovo programma nucleare italiano.

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